Sindrome compartimentale

Fulvio Pecorelli

La sindrome compartimentale è un’affezione dovuta all’aumento della pressione tissutale in uno spazio anatomico chiuso (compartimento osteo-fasciale), che evolve in ischemia delle strutture intracompartimentali.

Normalmente i tessuti contenuti in un compartimento osteo-muscolare (tipicamente regione volare dell’avambraccio, compartimento anteriore e posteriore della gamba) sono irrorati da arteriole, venule e capillari alla pressione non superiore a 30 mm. di mercurio.

In alcuni casi di evento traumatico diretto di tipo compressivo, associato o no a frattura da schiacciamento (aggravata, ma non sempre necessariamente, da un eventuale bendaggio troppo stretto), si verifica un aumento superiore a 30 mm di Hg.  circa della pressione tissutale, causata da ematoma compressivo che coinvolge il microcircolo, cioè arteriole e venule dei muscoli e dei nervi intra-compartimentali.      Si va incontro alla riduzione della perfusione sanguigna di questi tessuti a causa dell’interessamento del microcircolo, in assenza di coinvolgimento iniziale del macrocircolo (nell’arto superiore arteria radiale e ulnare). 

            Entro poche ore (circa 6-8 ore) di tale ischemia i tessuti del compartimento vanno incontro a necrobiosi tissutale, vale a dire ad un processo degenerativo graduale ma rapido del tessuto muscolare e nervoso che si trasforma in tessuto connettivo fibroso retrattile. Si tratta in definitiva di una metaplasia di questi tessuti.

La sindrome è caratterizzata dalla comparsa di dolore dopo una parziale remissione del dolore contestuale al trauma iniziale.  Al dolore si associano rapidamente tumefazione dura dei tessuti molli riscontrabile alla digitopressione, impotenza funzionale e entro qualche ora parestesie indicative di sofferenza nervosa. Nelle primissime fasi della sindrome non è presente iposfigmia delle arterie che irrorano i tessuti del compartimento interessato non essendo coinvolto, come già detto, il macrocircolo. Il che può trarre in inganno per la diagnosi.

Nella lingua inglese la sindrome compartimentale viene definita la sindrome delle cinque P: pain, pallor, paresthesya, paralysis, pulsenless.

La diagnosi quanto meno di sospetto deve essere posta il più rapidamente possibile; può essere di valido - ma non assolutamente necessario - aiuto alla diagnosi clinica un apposito dispositivo (monitor a mano) di facile e rapido uso con cui si misura la pressione intracompartimentale, a confronto con lo stesso compartimento controlaterale, che non deve superare il valore di 30 mmHg.

La cascata dei danni anatomo-patologici è talmente rapida da considerare questa sindrome una vera e propria emergenza chirurgica che richiede un trattamento immediato. 

Posta la diagnosi, anche se solo clinica, s’impone d’imperio l’esecuzione di un semplice intervento chirurgico, la fasciotomia decompressiva, che riduce l’iperpressione del microcircolo e previene la metaplasia tissutale.

Questa sindrome rientra tra le condizioni patologiche ortopediche tra le più complesse e a più alto rischio di perdita funzionale dell’arto, se non riconosciuta e trattata in emergenza, essendo irreversibile la retrazione muscolare una volta instauratasi, conosciuta in passato come SINDROME di WOLKMANN.

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