Scoliosi

Francesco Ceccarelli, Antonio Carolla 

La scoliosi è una deformità caratterizzata da una deviazione laterale e permanente della colonna vertebrale sul piano frontale, associata a fenomeni cosiddetti “di strutturazione” dei corpi vertebrali rappresentati da: 1) rotazione sul piano trasversale, 2) inclinazione laterale sul piano frontale, 3) deformità cuneiforme.
E’ importante fare diagnosi differenziale con un atteggiamento scoliotico che è anch’esso caratterizzato da una deviazione laterale della colonna sul piano frontale con conseguente asimmetria delle creste iliache, delle spalle e delle anche ma, a differenza della scoliosi strutturata, non presenta deformità dei corpi vertebrali quindi non compare il gibbo costale alla flessione del rachide del paziente.
L’eziologia dell’atteggiamento scoliotico è pressoché varia: da eterometria degli arti inferiori, da contrattura o deformità dell’anca, posturale, da irritazione delle radici nervose (E.D.D., tumori, etc.), infiammatoria (appendicite, patologie renali, patologie gastriche), isterica. L’unico trattamento è rimuovere la causa dell’atteggiamento scoliotico.
Secondo la classificazione di Marchetti-Faldini del 1968, le scoliosi strutturate possono essere suddivise in: 1) congenite, 2) secondarie a malattie congenite (neurofibromatosi, sindrome di Marfan, miopatie, artrogriposi), 3) secondarie a malattie acquisite (idiopatiche, rachitismo, poliomelite, post-traumatiche).
Le scoliosi congenite sono dovute a emispondili (difetti di formazione), a sinostosi (difetti di segmentazione) oppure miste. La loro prognosi non è prevedibile e sono associate spesso a sindromi con altre deformità complesse.
Tra le scoliosi secondarie le idiopatiche sono le più frequenti, nel 90% dei casi colpiscono in età adolescenziale e nel 10% in età infantile, sono a eziologia ancora sconosciuta e la loro possibile evoluzione si conclude con la maturità ossea.
Secondo la classificazione topografica, cioè dov’è situata la curva scoliotica principale, vengono divise in: cervico-toraciche, toraciche, toraco-lombari, lombari e doppie primarie.
Le scoliosi cervico-toraciche sono particolarmente rare.
Le scoliosi toraciche sono le più frequenti, hanno una gibbosità prevalente, possono superare un angolo di 90° con gravi disturbi respiratori e possono avere un’evoluzione anche grave.
Le scoliosi toraco-lombari, seconde per frequenza, hanno una gibbosità molto marcata e spesso sono molto evolutive.
Le scoliosi lombari, caratterizzate dall’asimmetria dei triangoli della taglia, sono meglio tollerate e hanno una prognosi meno grave.
L’esame clinico deve essere molto accurato e interessare tutto il corpo e non solo il tronco. Esso permetterà di diagnosticare la scoliosi, di conoscere l’epoca di comparsa e la sua capacità evolutiva, di seguirla nel tempo, di conoscere o sospettare la presenza di malattie associate. La scoliosi non è mai dolorosa.
Il gibbo posteriore è fondamentale per la diagnosi di scoliosi. Esso, presente nella/e curva/e principale/i ed in minor misura nelle curve di compenso, è indicativo della rotazione delle vertebre e manca negli atteggiamenti scoliotici ed in alcune scoliosi congenite. Il modo per evidenziarlo è a soggetto con il tronco flesso in avanti.
Il triangolo della taglia è formato dal profilo dell’ala iliaca, del torace e del braccio. Essi si presentano asimmetrici nel caso di scoliosi e di atteggiamento scoliotico.
Nell’esame obiettivo si evidenzia anche un’asimmetria delle spalle anche se in minima misura è presente anche in soggetti normali ed un’asimmetria delle scapole.
È importante conoscere inoltre in quale stadio di accrescimento è il paziente ai fini sia della prognosi sia del trattamento.
L’esame radiografico va eseguito in ortostatismo nelle proiezioni antero-posteriore e laterale e deve comprendere, contemporaneamente, il rachide intero e  il bacino.
Esso permette di conoscere la sede delle curve principali e di quelle di compenso (mediante l’identificazione delle vertebre limiti, delle vertebre neutre e di quella/e apicale/i), il loro valore angolare, la rotazione della vertebra apicale, lo stadio di maturazione del nucleo di accrescimento della cresta iliaca (test di Risser), l’eventuale asimmetria degli arti inferiori, l’orizzontalità della base sacrale.
Le vertebre limitanti sono 2 per ogni curva e sono quelle più inclinate ma poco o per niente ruotate. È su di esse che si misura la curva scoliotica mediante un valore angolare: l’angolo di scoliosi (o di Cobb) è formato dall’incrocio delle perpendicolari alle tangenti del piatto superiore della vertebra limitante superiore e del piatto inferiore della vertebra limitante inferiore.
La vertebra apicale è quella posta all’apice della curva, definisce la sede della curva, ed è la meno inclinata ma la più ruotata.
Le scoliosi sono molte ma quelle da trattare sono poche, l’abilità del medico sta nel capire quali sono quelle evolutive e trattarle in tempo. Non ci sono mezzi per prevenire la scoliosi e non c’è nessuna evidenza scientifica che la ginnastica correttiva ed il nuoto possano migliorare o diminuire il peggioramento di una scoliosi.
Innanzitutto è importante una diagnosi precoce ed un controllo evolutivo soprattutto nel periodo che va dall’anno prima e quello dopo delle prime mestruazioni nelle ragazze e nei ragazzi nel periodo di grande accrescimento.
Una curva scoliotica peggiorata molto in un periodo di scarso accrescimento deve essere tenuta ben in osservazione perché segno prognostico sfavorevole.
Una curva scoliotica rimasta invariata in un periodo di grande accrescimento è un segno prognostico favorevole ma bisogna continuare il controllo evolutivo.
Il trattamento deve essere effettuato nei casi di accertato aggravamento e consiste in un trattamento ortopedico e in uno chirurgico.
Il trattamento ortopedico si basa sull’utilizzo di corsetti (Milwaukee, Lionese) e può essere impiegato di notte, part-time o a tempo pieno. È importante un controllo evolutivo radiografico da effettuare senza corsetto (due giorni dopo la rimozione).
Il trattamento chirurgico è indicato nelle scoliosi gravi, nelle scoliosi di moderata entità nelle quali il trattamento ortopedico sarebbe troppo lungo e nelle scoliosi nella quali è fallito il trattamento ortopedico. Esso consiste nell’artrodesi posteriore delle vertebre della curva scoliotica attraverso uno strumentario di viti, uncini e barre.
 
Prof. Francesco Ceccarelli 
Professore ordinario di Ortopedia e Traumatologia dell’Università degli Studi di Parma. Direttore della scuola di specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Già Direttore della Clinica Ortopedica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia nel 1983 nell’Università di Pisa e in Medicina Fisica e Riabilitazione nel 1987 nell'Università di Bologna. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Dal 2004 tesoriere-segretario della Società Italiana della Caviglia e del Piede. 
Dott. Antonio Carolla
Specialista in Ortopedia e Traumatologia dal 2016 nell’Università degli Studi di Parma. Dirigente Medico presso la Clinica Ortopedica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Membro della Società Italiana della Caviglia e del Piede. 
 
In orthoeasy.it - Note su alcune patologie dell'apparato locomotore
 
 

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